Gunter Grass, l'autore del "Tamburino di latta" premio Nobel per la letteratura del 1999, ha dichiarato in una recente intervista che bisognerebbe creare un “cordone di sicurezza” attorno ai politici per evitare che essi, come spesso accade, siano vittime delle pressioni delle lobby. L'intervista ha preso la stura dal rischio di disastri nucleari, reso drammaticamente attuale dalla tragedia di Fukushima, per spiegare come i politici tedeschi abbiano fatto a suo tempo la scelta del nucleare perché “convinti” dalle lobby dell'energia. La dichiarazione di Gunter Grass, che vale anche per i nostri politici, ha ovviamente il sapore della provocazione ma ha un contenuto di verità, solo parziale però. Infatti il cordone di sicurezza bisognerebbe stenderlo non solo attorno ai politici ma anche attorno ad altre categorie e associazioni.
Il pensiero corre subito ai giornalisti. Non c'era bisogno che ce lo svelasse Wikileaks, sapevamo già, per averlo sperimentato sulla nostra pelle in materia di lotta al rigassificatore “Valle dei Templi”, che molti giornalisti italiani sono a libro paga delle lobby dell'energia.
Come sapevamo che i sindacati fossero foraggiati da Confindustria prima che ce lo rivelasse il loro collega Roberto Di Maulo, segretario generale del sindacato autonomo Fismc.
Analogamente possono annoverarsi nella categoria dei “comprati e venduti” molti esponenti delle associazioni cosiddette ambientaliste e di tutela del patrimonio culturale.
Abbiamo dovuto constatare con grande amarezza che questi “signori”, che prima si erano schierati contro il rigassificatore, perché magari tirati da noi per la giacchetta, hanno improvvisamente cambiato opinione a seguito delle “convincenti argomentazioni” della lobby italiana dell'energia”, folgorati sulla via di Damasco.
Quindi niente di nuovo sotto il sole in materia di “compravendita” di politici (di destra e di sinistra), di sindacalisti, di finto-ambientalisti e di finto-tutori del nostro patrimonio culturale, che hanno pure l'aureola di persone eticamente superiori, ma che sono invece, come abbiamo potuto sperimentare, eticamente inferiori.
E allora come difenderci dal rischio di permeabilità di questi “signori”, che, invece di fare gli interessi dei cittadini, fanno gli interessi delle lobby?
L'unico rimedio è il ricorso ai referendum per tutti gli argomenti di vitale importanza per il Paese. Referendum nazionali per le materie che coinvolgano la comunità nazionale, referendum locali per le materie di interesse limitato ai territori più piccoli, regionali o comunali.
Come fanno nella democratica Svizzera. Con una precisazione però, che l'istituto del referendum in Italia deve essere radicalmente modificato, perché diventi strumento di vera democrazia.
Infatti, come stiamo vedendo in questi giorni, la casta dominante di destra e di sinistra (perché di casta si tratta in quanto non eletta ma nominata dall'alto) usa tutti gli stratagemmi giuridici per scoraggiare l'utilizzo di questo strumento democratico o per vanificarne gli effetti, nelle rare ipotesi in cui si riesca a realizzarli.
La cronaca recente ci racconta di come la casta abbia usato l'inganno dell'adozione di una legge “riparatrice” per evitare il referendum sul nucleare.
Consapevoli di perderlo, i nostri “beneamati” politici hanno emanato una leggina che sospende la procedura della costruzione delle centrali nucleari, salvo a riprenderla passata la paura di Fukushima.
Berlusconi ha ammesso candidamente, nella conferenza congiunta con Sarkozy del 26 aprile, che la leggina è stata un'autentica furbata, ma speriamo che la Cassazione non cada nel bluff e decida di fare effettuare ugualmente il referendun, non consentendo che venga aggirato il più importante istituto di democrazia diretta con una furbata, appunto.
Ma non c'era stato qualche anno fa in Italia un referendum sul nucleare, con la schiacciante vittoria del no? Ecco perché noi pensiamo ad alcune modifiche dell'istituto referendario.
Una modifica dovrebbe prevedere che l'esito referendario può essere corretto solo con un successivo referendum, per evitare che i soliti “furbetti del quartierino” (leggasi i parlamentari) vanifichino l'esito referendario con una leggina ad hoc (ricordate il referendum sulla responsabilità civile dei giudici e quello sul finanziamento pubblico dei partiti?).
Fissare cioè il sacrosanto principio che la volontà popolare, espressa attraverso un referendum, possa essere modificata solo con una nuova manifestazione di volontà del corpo elettorale e non dai suoi rappresentanti in Parlamento che, come abbiamo visto, rappresentano piuttosto le lobby industriali e finanziarie e i loro interessi.
Stesso discorso vale per il referendum sul ritorno all'acqua pubblica. Certi di perderlo, i nostri cosiddetti onorevoli, per tutelare gli interessi delle lobby delle aziende dell'acqua privata (molto spesso controllate da aziende straniere che si sono arricchite sul ghiotto business idrico), stanno pensando, al fine di evitare il referendum, ad una leggina che istituisca un' Authority che controlli le tariffe.
Altro palese imbroglio, perché abbiamo scoperto, durante la nostra lotta all'ignobile progetto del rigassificatore “Valle dei Templi”, che l'Autorità dell'energia e del gas, con una delibera del 2005, ha previsto che le aziende che costruiscono nuovi rigassificatori avranno diritto all'80% dei ricavi di riferimento (mediamente 3 miliardi di euro l'anno) anche se gli impianti dovessero restare inattivi, gravando l'onere della spesa sulla bolletta degli Italiani.
E allora cosa facciamo, stendiamo un cordone di sicurezza anche attorno alle Authoriy perché, invece di fare gli interessi degli utenti, fanno gli interessi delle lobby?
No, ci può salvare solo il ricorso ai referendum.
Siamo governati da un sistema controllato dalle oligarchie politiche ed economiche, quindi l'unica possibilità di contrastare il loro strapotere è quella di fare ricorso ai referendum quando occorre decidere su materie che coinvolgano la salute dei cittadini, l'ambiente, il patrimonio culturale, l'energia e tutte quelle altre materie che non possono essere lasciate all'arbitrio e agli interessi dei soliti noti.
Pertanto invito i lettori di questo blog, a prescindere dalle loro idee politiche, ad andare a votare il 12 e 13 giugno (se ci lasceranno votare), per non consentire che la casta che è al potere espropri il popolo della sovranità a decidere sulle materie di vitale importanza per la nostra esistenza.
Gaetano Gaziano.
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mercoledì 27 aprile 2011
domenica 9 gennaio 2011
DUE O TRE MOTIVI DI SPERANZA CHE CI LASCIA L'ANNO VECCHIO
Alla mia età (molte lune sono tramontate, ahimé) si è portati ad essere scettici e pessimisti. E, in effetti, a guardare la realtà circostante non c'è molto da stare allegri, anzi si rafforza sempre di più la convinzione che tutto o quasi tutto soggiace alla legge del profitto. Ma del profitto sporco, perché, se l'attività umana fosse finalizzata solo al profitto lecito, nulla questio in quanto l'attività imprenditoriale è un'attitudine naturale dell'uomo che va incoraggiata. Tutto si complica quando si tende a produrre profitti sporchi. Sporchi in senso metaforico, ma anche in senso letterale, com'è successo nel caso dello sversamento di milioni di tonnellate di greggio, causato dal cattivo funzionamento di un pozzo di petrolio della British Petroleum, che ha inquinato mezzo oceano e migliaia di km. di coste americane.
Di profitti sporchi si parla in una notizia fresca di giornata come le uova di giornata alla diossina che sono prodotte in Germania e che vengono importate anche in Italia. Di sporco business si parla a Napoli per l'affare “munnizza” per cui sono stati spesi miliardi di euro ma la “munnizza” è sempre lì.
Di profitti sporchi, solo in senso metaforico ma non meno grave, si è parlato con l'esplosione del caso dei derivati bancari che hanno mandato in rovina milioni di piccoli risparmiatori in tutto il mondo. E il guaio è che non sembra esserci una classe politica idonea a fronteggiare questi gravissimi problemi. Men che meno in Italia, dove la nostra classe dirigente (di destra e di sinistra) è la più vecchia e inefficiente del pianeta. E, se nel centro destra, tranne Berlusconi, in parte si è rinnovata con l'ingresso di giovani, nel centro sinistra si è sclerotizzata negli stessi esponenti che sopravvivono e vegetano alle spalle del contribuente italiano da più di 50 anni. Quando Marini, Bindi, D'Alema, Bersani, Fassino, Mannino e Capodicasa facevano già politica attiva, Bill Clinton e Tony Blair erano ragazzini. Oggi Clinton e Blair scrivono le proprie memorie e i nostri immarcescibili “eroi” stanno ancora lì ad occupare gli scranni del Parlamento nazionale e regionale. Addirittura Cameron, premier inglese, Millibrand, capo dell'opposizione, e il nostro Angelino Alfano, a quel tempo, non erano ancora nati. E qualcuno, come Marco Travaglio, vorrebbe riesumare addirittura quella mummia di Romano Prodi, che per conto nostro starebbe benissimo al Museo Egizio di Torino.
Ma il fatto grave è che la nostra classe politica, di destra e di sinistra che sia, si è appiattita sugli interessi di Confindustria, che sono oggi prevalentemente gli interessi che ruotano attorno all'energia. Si dice che di energia abbiamo bisogno ed è vero, ma, partendo da questo presupposto, si fanno spesso, se non sempre, affari poco trasparenti. Due autorevoli scienziati, uno di fisica, Carlo Rubbia, e l'altro di economia, Jeremy Rifkin, sostengono che, per ridurre la dipendenza dal petrolio, si dovrebbe puntare alle energie rinnovabili, come sole e vento, mentre in Italia, che di sole e vento è ricca, si punta alla costruzione di decine di impianti di rigassificazione e al ritorno al nucleare. Qual è il motivo? Semplice, ci spiega Carlo Rubbia, sole e vento non costano niente e sono inesauribili, mentre petrolio, gas e uranio costano tanto e fanno la felicità di petrolieri, gasieri e proprietari di miniere di uranio. Addirittura Rifkin, per spiegare la sua teoria, porta come esempio la Sicilia, dicendo che, se nella nostra regione si coprisse solo il 6,5% dei tetti delle case con pannelli solari, si potrebbe soddisfare il 40% del nostro fabbisogno energetico globale e creare un'economia di sei miliardi di euro l'anno, dando lavoro, nel tempo, a trentamila piccole e medie imprese. Rifkin ha lavorato al piano energetico siciliano commissionatogli dal governatore Lombardo, solo che quest'ultimo, tradendo i suggerimenti di Rifkin, ha messo nel piano, oltre alle fonti rinnovabili, anche rigassificatori e nucleare, lasciando così le porte aperte agli appetiti di coloro che vogliono trasformare la Sicilia in “pattumiera d'Italia”, per usare un'espressione cara al Lombardo della campagna elettorale, che poi ha cambiato completamente idea, una volta sedutosi sulla poltrona di governatore. Con questa classe politica, come affermavo nell'incipit di questo articolo, c'è poco da stare allegri.
Tuttavia, nel mondo e anche in Italia, qualche motivo per sperare nel futuro, durante l'ultimo anno, l'abbiamo colto. Alcuni di questi motivi provengono dal mondo della musica, ma che alla fine hanno anche una forte valenza sociale. Mi riferisco all'esperimento musicale che da 30 anni circa stanno portando avanti in Venezuela, cioè quello di coinvolgere i bambini e i ragazzi provenienti principalmente dai quartieri poveri e degradati, dalle favelas, nell'apprendimento di uno strumento musicale. Con loro hanno formato un sistema di orchestre di musica colta, che vanno dalle orchestre giovanili a quelle più avanzate, per arrivare, come fine del percorso, all'orchestra sinfonica nazionale “Simon Bolivar” (nella foto in alto), che è una delle più importanti del mondo, diretta dal giovane Gustavo Dudamel, uno dei direttori più apprezzati nel settore della musica classica. In questo esperimento sono stati coinvolti più di trecentomila bambini e giovani venezuelani e contano, negli anni, di arrivare a un milione. Questo esperimento è stato sostenuto dal nostro Claudio Abbado, che vorrebbe importarlo anche in Italia. Speriamo che trovi ascolto presso la nostra classe politica che, scordando per una volta di fare gli interessi dei poteri forti, si occupi finalmente di qualcosa di socialmente valido.
Un'altra bella prova, di risolvere con la musica i problemi sociali, ce l'ha data e ce la dà Daniel Barenboim, che ha fondato e dirige la West-Eastern Divan Orchestra, composta da musicisti israeliani e palestinesi, che porta in giro per il modo, come vero messaggio di solidarietà e di pace.
Per noi italiani, e per noi agrigentini in particolare, un segnale di speranza va colto certamente nella sentenza del Tar Lazio del 13 dicembre 2010, che ha bocciato l'indecoroso progetto di costruire un rigassificatore da 8 miliardi di mc. sotto la Valle dei Templi di Agrigento, che voleva essere l'ultimo regalo di quella classe politica agrigentina, di destra e di sinistra, vecchia, inutile e inefficiente, capace solo di sottostare passivamente ai diktat dei poteri forti. Per ora, con il sostegno del nostro giovane Sindaco Marco Zambuto, abbiamo respinto i poteri forti e i loro servi. E ciò va letto certamente come motivo di speranza per il nuovo anno, ma anche e soprattutto come volontà della nostra gente di riprendersi la gestione del proprio territorio, della propria storia e della propria cultura per troppo tempo delegata a persone inadeguate e indegne.
Gaetano Gaziano
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Di profitti sporchi si parla in una notizia fresca di giornata come le uova di giornata alla diossina che sono prodotte in Germania e che vengono importate anche in Italia. Di sporco business si parla a Napoli per l'affare “munnizza” per cui sono stati spesi miliardi di euro ma la “munnizza” è sempre lì.
Di profitti sporchi, solo in senso metaforico ma non meno grave, si è parlato con l'esplosione del caso dei derivati bancari che hanno mandato in rovina milioni di piccoli risparmiatori in tutto il mondo. E il guaio è che non sembra esserci una classe politica idonea a fronteggiare questi gravissimi problemi. Men che meno in Italia, dove la nostra classe dirigente (di destra e di sinistra) è la più vecchia e inefficiente del pianeta. E, se nel centro destra, tranne Berlusconi, in parte si è rinnovata con l'ingresso di giovani, nel centro sinistra si è sclerotizzata negli stessi esponenti che sopravvivono e vegetano alle spalle del contribuente italiano da più di 50 anni. Quando Marini, Bindi, D'Alema, Bersani, Fassino, Mannino e Capodicasa facevano già politica attiva, Bill Clinton e Tony Blair erano ragazzini. Oggi Clinton e Blair scrivono le proprie memorie e i nostri immarcescibili “eroi” stanno ancora lì ad occupare gli scranni del Parlamento nazionale e regionale. Addirittura Cameron, premier inglese, Millibrand, capo dell'opposizione, e il nostro Angelino Alfano, a quel tempo, non erano ancora nati. E qualcuno, come Marco Travaglio, vorrebbe riesumare addirittura quella mummia di Romano Prodi, che per conto nostro starebbe benissimo al Museo Egizio di Torino.
Ma il fatto grave è che la nostra classe politica, di destra e di sinistra che sia, si è appiattita sugli interessi di Confindustria, che sono oggi prevalentemente gli interessi che ruotano attorno all'energia. Si dice che di energia abbiamo bisogno ed è vero, ma, partendo da questo presupposto, si fanno spesso, se non sempre, affari poco trasparenti. Due autorevoli scienziati, uno di fisica, Carlo Rubbia, e l'altro di economia, Jeremy Rifkin, sostengono che, per ridurre la dipendenza dal petrolio, si dovrebbe puntare alle energie rinnovabili, come sole e vento, mentre in Italia, che di sole e vento è ricca, si punta alla costruzione di decine di impianti di rigassificazione e al ritorno al nucleare. Qual è il motivo? Semplice, ci spiega Carlo Rubbia, sole e vento non costano niente e sono inesauribili, mentre petrolio, gas e uranio costano tanto e fanno la felicità di petrolieri, gasieri e proprietari di miniere di uranio. Addirittura Rifkin, per spiegare la sua teoria, porta come esempio la Sicilia, dicendo che, se nella nostra regione si coprisse solo il 6,5% dei tetti delle case con pannelli solari, si potrebbe soddisfare il 40% del nostro fabbisogno energetico globale e creare un'economia di sei miliardi di euro l'anno, dando lavoro, nel tempo, a trentamila piccole e medie imprese. Rifkin ha lavorato al piano energetico siciliano commissionatogli dal governatore Lombardo, solo che quest'ultimo, tradendo i suggerimenti di Rifkin, ha messo nel piano, oltre alle fonti rinnovabili, anche rigassificatori e nucleare, lasciando così le porte aperte agli appetiti di coloro che vogliono trasformare la Sicilia in “pattumiera d'Italia”, per usare un'espressione cara al Lombardo della campagna elettorale, che poi ha cambiato completamente idea, una volta sedutosi sulla poltrona di governatore. Con questa classe politica, come affermavo nell'incipit di questo articolo, c'è poco da stare allegri.
Tuttavia, nel mondo e anche in Italia, qualche motivo per sperare nel futuro, durante l'ultimo anno, l'abbiamo colto. Alcuni di questi motivi provengono dal mondo della musica, ma che alla fine hanno anche una forte valenza sociale. Mi riferisco all'esperimento musicale che da 30 anni circa stanno portando avanti in Venezuela, cioè quello di coinvolgere i bambini e i ragazzi provenienti principalmente dai quartieri poveri e degradati, dalle favelas, nell'apprendimento di uno strumento musicale. Con loro hanno formato un sistema di orchestre di musica colta, che vanno dalle orchestre giovanili a quelle più avanzate, per arrivare, come fine del percorso, all'orchestra sinfonica nazionale “Simon Bolivar” (nella foto in alto), che è una delle più importanti del mondo, diretta dal giovane Gustavo Dudamel, uno dei direttori più apprezzati nel settore della musica classica. In questo esperimento sono stati coinvolti più di trecentomila bambini e giovani venezuelani e contano, negli anni, di arrivare a un milione. Questo esperimento è stato sostenuto dal nostro Claudio Abbado, che vorrebbe importarlo anche in Italia. Speriamo che trovi ascolto presso la nostra classe politica che, scordando per una volta di fare gli interessi dei poteri forti, si occupi finalmente di qualcosa di socialmente valido.
Un'altra bella prova, di risolvere con la musica i problemi sociali, ce l'ha data e ce la dà Daniel Barenboim, che ha fondato e dirige la West-Eastern Divan Orchestra, composta da musicisti israeliani e palestinesi, che porta in giro per il modo, come vero messaggio di solidarietà e di pace.
Per noi italiani, e per noi agrigentini in particolare, un segnale di speranza va colto certamente nella sentenza del Tar Lazio del 13 dicembre 2010, che ha bocciato l'indecoroso progetto di costruire un rigassificatore da 8 miliardi di mc. sotto la Valle dei Templi di Agrigento, che voleva essere l'ultimo regalo di quella classe politica agrigentina, di destra e di sinistra, vecchia, inutile e inefficiente, capace solo di sottostare passivamente ai diktat dei poteri forti. Per ora, con il sostegno del nostro giovane Sindaco Marco Zambuto, abbiamo respinto i poteri forti e i loro servi. E ciò va letto certamente come motivo di speranza per il nuovo anno, ma anche e soprattutto come volontà della nostra gente di riprendersi la gestione del proprio territorio, della propria storia e della propria cultura per troppo tempo delegata a persone inadeguate e indegne.
Gaetano Gaziano
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