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venerdì 15 aprile 2016
TRIVELLE: IL QUORUM SI RAGGIUNGE!!!
Coraggio ragazzi: al referendum contro le trivelle il quorum sarà certamente raggiunto. Non lo dico in base a sondaggi che non ho, ma in base ad una certezza: fare scendere in campo il matusa Napolitano per invitare a disertare le urne vuol dire una cosa sola: Renzi ha consapevolezza, in base a propri sondaggi, che il quorum verrà raggiunto.
Se Napolitano, che cinque anni fa, da presidente, sosteneva che votare ai referendum è un dovere, oggi invita invece gli elettori ad astenersi, senza tema di essere tacciato di grande incoerenza, ha una sola motivazione: paura di raggiungere il quorum e vedere tramontare la stella del proprio pupillo Matteo che ha creato dal nulla e che al nulla ritornerà. Se prevarranno i “Sì” contro le trivelle, a favore delle quali sta lavorando alacremente la “ditta” Napolitano-Renzi-Prodi-Bersani vuol dire basta ai favori a petrolieri ma, soprattutto, mandare a casa i politici fiancheggiatori delle lobby
Gaetano Gaziano presidente associazione "Salviamo la Valle dei Templi di Agrigento.
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sabato 16 marzo 2013
"C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole..."

Sono passati solo pochi giorni dall'elezione di Papa Francesco ed ecco arrivare un nuovo segnale di speranza, questa volta per l'Italia. Oggi abbiamo avuto l'elezione alla presidenza della Camera e a quella del Senato di due outsiders, come Laura Boldrini e Piero Grasso.
Dopo i tentativi falliti di Bersani di coinvolgere il Movimento 5 Stelle ma anche la Lista Civica di Mario Monti, la cui ambizione smodata è stata giustamente stoppata dal presidente Napolitano, e dopo avere tenuto fuori dalle trattative il Pdl dell'impresentabile Berlusconi, ecco che la mossa di non candidare i vecchi arnesi dell'apparato, quali Finocchiaro e Franceschini, ha sortito l'effetto positivo di vedere elette alle più alte cariche dello Stato due facce nuove che ci fanno sperare nel cambiamento e nella discontinuità.
Laura Boldrini dell'Alto Commissariato dell'Onu per i rifugiati la conosciamo per il lavoro svolto soprattutto nei periodi di emergenza degli sbarchi a Lampedusa, Grasso per la sua attività di contrasto alla mafia e quale Procuratore Nazionale Antimafia.
Oggi nelle aule di Camera e Senato, identificate ormai nell'immaginario collettivo come luoghi di caste privilegiate, di inciuci con indecorosi scambi di bigliettini sottobanco, di spartizione di poltrone di governo e di sottogoverno, sono risuonate parole nuove di attenzione verso gli ultimi da parte di un'appassionata Laura Boldrini, e di giustizia sociale ed etica da parte di Piero Grasso.
Dopo anni di sordità, di chiusura, di incapacità a connettersi con il Paese reale, mi pare estremamente incoraggiante e augurale per il nostro futuro vedere
questo vento di cambiamento, stimolato certamente dall'ingresso in politica di forze nuove, arrivate in Parlamento sull'onda dell'indignazione dei cittadini stanchi di essere trattati da sudditi.
In attesa di vedere librarsi in aria l'aquilone, mi tornano in mente i versi di Giovanni Pascoli:
“C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole....
un'aria d'altro luogo e d'altra vita...”
Caterina Busetta.
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mercoledì 15 agosto 2012
La bufala energetica del governo Monti-Clini-Passera
Enfatizzato, dalla stampa di regime, è apparso in questi giorni di torrido caldo ferragostano il piano energetico del governo Monti-Clini-Passera.
Riprende la vecchia idea di trasformare le coste italiane in un hub energetico per l'Europa. Quest'idea fu il fiore all'occhiello del governo Prodi-Bersani, avallata dal governo Berlusconi-Tremonti, che l'integrò addirittura con la variante nucleare.
Ma se questo piano poteva andar bene fino al 2008 (ma anche allora era taroccato), oggi non tiene conto del mutato scenario energetico mondiale, che ha portato, tra l'altro, la società Erg dei petrolieri Garrone ad abbandonare il progetto di costruire, in joint venture con l'americana-olandese Shell, il rigassificatore di Priolo Melilli in Sicilia.
E ancora prima, qualche mese fa, la British Gas ad abbandonare il progetto del rigassificatore di Brindisi.
Il governo Monti-Clini-Passera non si chiede come mai queste grandi società rinuncino ai loro progetti, anche se sono assistiti dagli aiuti di Stato?
Ignorano o fanno finta di ignorare il mutato scenario energetico mondiale.
Probabilmente non possono disattendere le “raccomandazioni” che provengono dal Club Bilderberg, dove non si fanno di certo esercizi spirituali ma si trattano business planetari di energia, strategie militari e forniture di materiale bellico.
Sono assidui frequentatori del club Bilderberg Mario Monti, altri politici italiani influenti (di destra e di sinistra) e tutti i boiardi di Stato italiani.
Leggiamo che l'hub energetico italiano servirà a fare scorte di gas proveniente anche attraverso i gasdotti del Nord Europa, per poi essere redistribuito ai Paesi del Nord Europa. Trattasi di un'emerita sciocchezza. Perché tutti i gasdotti, anche quelli in costruzione (come il South Stream e il Nabucco), prevedono già diramazioni per la distribuzione del gas a quei Paesi.
Che utilità avrebbero quest'ultimi ad acquistare il gas dall'Italia, che lo importa, quando lo potrebbero acquistare a minor prezzo direttamente dagli Stati produttori?
Il piano del “petroliere” Passera (come lo definisce “il Fatto Quotidiano”) prevede pure un'intensificazione della ricerca petrolifera, magari autorizzando trivellazioni al disotto del limite delle 12 miglia marine, in ciò sostenuto dal ministro dell'Ambiente Corrado Clini (e chiamalo ministro dell'Ambiente...).
Clini diventa, secondo Roberto D'Agostino, un irresistibile comico quando propone a Rio de Janeiro di ridurre il predetto limite. Riportiamo uno stralcio da Dagospia: “Irresistibile Corrado Clini. Neppure Roberto Benigni avrebbe inventato una battuta così esilarante al Congresso Mondiale dell'Ambiente, in corso a Rio de Janeiro.
Mentre tutti si agitano per salvare il pianeta dall'inquinamento e dal petrolio, Clini si sbraccia e al Corriere fa un'intervista incredibile: "sono pronto a rivedere la normativa sulle trivellazioni petrolifere che le vieta fino a 12 miglia dalla costa. Non è più un tabù. Potrebbe andare pure a 7 miglia".
Sì, magari anche meno, davanti alle spiagge visto che le aziende petrolifere non vedono l'ora di bucare tutto il possibile basta che i petrolieri ci presentino uno studio ben fatto, fa capire il ministro tecnico. Il via libera alle trivellazioni ha fatto ridere mezzo mondo.”
Se la proposta di Clini ha fatto ridere mezzo mondo, quella di Passera farà ridere il mondo intero.
Mentre i Paesi più industrializzati, come Germania e Giappone, prevedono di ridurre gradualmente la dipendenza dalle fonti energetiche fossili a vantaggio delle rinnovabili, il piano Passera propone di raddoppiare le trivellazioni
fino a 5 miglia marine e di ridurre gli incentivi alle aziende che lavorano con le fonti rinnovabili, prevalentemente il fotovoltaico.
E bravi Monti, Clini e Passera eroi del “SalvaItalia”.
Un accento grave volteggia, però, nell'aria. Leggero come la piuma di Forrest Gump.
E si poggerà presto (è la nostra speranza) sull'ultima vocale del trinomio Monti-Clini-Passera.
Per essere liberati dai Bilderberg-boys, dai loro sodali ABC e dai giornalisti di regime.
Gaetano Gaziano
Presidente associazione "Salviamo la Valle dei Templi di Agrigento"
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mercoledì 8 febbraio 2012
SFOGLIA LA MARGHERITA: "Rubo, non rubo, rubo..."
Il nostro blog è nato circa 4 anni fa per tentare di fermare l'ignobile progetto del rigassificatore a ridosso della Valle dei Templi di Agrigento e proprio per questo lo abbiamo chiamato “Salviamo la Valle dei Templi”.
Non sappiamo ancora come questa storia andrà a finire anche se le notizie che arrivano sull'onda emotiva del freddo e del gelo non sono certo rassicuranti. Sappiamo sicuramente che oggi è tutta l'Italia che va salvata non solo dal default economico ma soprattutto dal degrado morale in cui i politici di lungo corso (di destra e di sinistra) ci hanno sprofondati.
Gli ultimi episodi sui costi e le corruttele della politica portano il cittadino a pensare che forse bisogna inventare una diversa forma di democrazia.
La vicenda di Lusi ci ha rivelato quanti soldi pubblici vengano dati ai partiti anche estinti e quanto tutto ciò sia assurdo e immorale soprattutto in un momento in cui senza troppo scrupolo si infierisce sui contribuenti con tasse e tagli perfino sulle pensioni da mille euro lorde.
Sotto la spinta dell'indignazione popolare oggi tutti partiti ci vengono a dire che bisogna fare una legge che regolamenti meglio i finanziamenti pubblici ai partiti e bla, bla, bla...
A questo punto, invece, ci sarebbe una sola cosa da fare ed è quella di eliminarli del tutto, seguendo peraltro la volontà dei cittadini che già nel 1993 si erano espressi in tale senso attraverso un referendum popolare.
Poiché in Italia la volontà dei cittadini non conta nulla (che fine farà il risultato del referendum sull'acqua?) si è vergognosamente fatto rientrare dalla finestra ciò che era uscito dalla porta cambiando ipocritamente il nome da finanziamento a rimborso che, come sappiamo, rimborso non è.
E a coloro che ci vengono a dire che il finanziamento pubblico è necessario per impedire che i partiti siano sotto scacco delle lobby dico che anche questa è una mastodontica bugia.
Sappiamo infatti che i politici fanno lobbismo più o meno apertamente sostenendo questo o quell'altro potere forte che intenda realizzare grandi opere spesso inutili o addirittura dannose a spese sempre del contribuente, come nel caso dei rigassificatori, per cui è previsto il rimborso dell'80% dei ricavi di riferimento anche nel caso di inattività degli impianti, gravando la spesa sulle bollette degli Italiani.
Caterina Busetta
cbusetta@yahoo.it. Continua a leggere...
Non sappiamo ancora come questa storia andrà a finire anche se le notizie che arrivano sull'onda emotiva del freddo e del gelo non sono certo rassicuranti. Sappiamo sicuramente che oggi è tutta l'Italia che va salvata non solo dal default economico ma soprattutto dal degrado morale in cui i politici di lungo corso (di destra e di sinistra) ci hanno sprofondati.
Gli ultimi episodi sui costi e le corruttele della politica portano il cittadino a pensare che forse bisogna inventare una diversa forma di democrazia.
La vicenda di Lusi ci ha rivelato quanti soldi pubblici vengano dati ai partiti anche estinti e quanto tutto ciò sia assurdo e immorale soprattutto in un momento in cui senza troppo scrupolo si infierisce sui contribuenti con tasse e tagli perfino sulle pensioni da mille euro lorde.
Sotto la spinta dell'indignazione popolare oggi tutti partiti ci vengono a dire che bisogna fare una legge che regolamenti meglio i finanziamenti pubblici ai partiti e bla, bla, bla...
A questo punto, invece, ci sarebbe una sola cosa da fare ed è quella di eliminarli del tutto, seguendo peraltro la volontà dei cittadini che già nel 1993 si erano espressi in tale senso attraverso un referendum popolare.
Poiché in Italia la volontà dei cittadini non conta nulla (che fine farà il risultato del referendum sull'acqua?) si è vergognosamente fatto rientrare dalla finestra ciò che era uscito dalla porta cambiando ipocritamente il nome da finanziamento a rimborso che, come sappiamo, rimborso non è.
E a coloro che ci vengono a dire che il finanziamento pubblico è necessario per impedire che i partiti siano sotto scacco delle lobby dico che anche questa è una mastodontica bugia.
Sappiamo infatti che i politici fanno lobbismo più o meno apertamente sostenendo questo o quell'altro potere forte che intenda realizzare grandi opere spesso inutili o addirittura dannose a spese sempre del contribuente, come nel caso dei rigassificatori, per cui è previsto il rimborso dell'80% dei ricavi di riferimento anche nel caso di inattività degli impianti, gravando la spesa sulle bollette degli Italiani.
Caterina Busetta
cbusetta@yahoo.it. Continua a leggere...
giovedì 9 giugno 2011
RIGASSIFICATORE, SINDACATI FORAGGIATI DA CONFINDUSTRA
Leggiamo che i sindacati di categoria hanno preso posizione a favore del rigassificatore sotto la Valle dei Templi di Agrigento e che addirittura domani faranno un sit-in davanti al Municipio di Agrigento, per chiedere a Zambuto, che notoriamente si è schierato contro l'impianto industriale per tutelare giustamente gli interessi della nostra città, di recedere dalla sua contrarietà, perché, a loro dire, il rigassificatore garantirebbe un certo ritorno occupazionale. Niente di più falso.
Le stesse promesse di occupazione erano state fatte a Rovigo per la costruzione del rigassificatore off-shore.
Sapete quanti veneti lavorano nell'impianto di Rovigo? Uno! Tutti gli altri, una sessantina in tutto, sono di fuori.
E' addirittura patetica la promessa che a Porto Empedocle potrebbero attraccare le navi da croriera. Quale comandante farà attraccare la propria nave accanto ad una nave gasiera da 160 mila mc.e a breve distanza di due enormi cisternoni del gas da 320 mila mc?
E allora perché ci raccontano queste storielle i sindacati?
Cui prodest? A chi giova la loro posizione?
Certamente ad Enel che dovrebbe realizzare l'impianto, che si è vista già bocciare il progetto dal Tar del Lazio il 14 dicembre.
Ora, mentre pende il ricorso al Consiglio di Stato che giorno 14 giugno dovrà dare la sentenza di appello, arriva questo “aiutino” ad Enel.
Non sappiamo quanto sia voluto o inconsapevole.
La verità è che, come ho detto prima, la favoletta dell'occupazione non regge più. I rigassificatori sono impianti industriali ad alta concentrazione di capitali e a bassissimo livello occupazionale. Tra l'altro con i profitti garantiti.
Una “generosissima” delibera dell'Autorità per l'Energia e il Gas sancisce, infatti, che alle società che gestiscono rigassificatori verrà garantito comunque l'80% dei ricavi di riferimento (3 miliardi di euro l'anno per Rovigo come per Porto Empedocle) anche se gli impianti dovessero restare inattivi. E ciò per vent'anni, ponendo la spesa sulle bollette degli Italiani.
E volete che su questo ghiotto business non si riversassero gli sciacalli della finanza internazionale?
Per restare all'esempio del rigassificatore off-shore di Rovigo, l'italiana Edison ha solo il 10% del capitale azionario, mentre il 45% appartiene all'emiro del Qatar e l'altro 45% all'americana Exxon.
Quindi l'Italia, che è sempre in bilico tra i Paesi industrializzati occidentali e il Terzo Mondo, farà beneficenza al “povero” emiro del Qatar e ai “poveri” Rockefeller proprietari della Exxon.
Risulta pertanto incomprensibile l'atteggiamento dei sindacati di categoria.
Certo è che, se il segretario generale del sindacato autonomo Fismc, Roberto Di Maulo, ha dichiarato, in un'intervista a "Il Giornale" di Sallusti, che i “sindacati sono foraggiati da Confindustria”, qualche buon motivo dovrà pure averlo avuto.
Ma per fortuna oggi il vento sta cambiando e lo vedremo lunedì con i risultati dei referendum.
E, se anche Bersani (che stupido non è) ha cambiato idea sull'energia nucleare (prima era favorevole) sulla spinta della forte pressione democratica dal basso, non disperiamo che anche i sindacati possano rivedere la loro posizione sul rigassificatore “Valle dei Templi di Agrigento".
Gaetano Gaziano. Continua a leggere...
Le stesse promesse di occupazione erano state fatte a Rovigo per la costruzione del rigassificatore off-shore.
Sapete quanti veneti lavorano nell'impianto di Rovigo? Uno! Tutti gli altri, una sessantina in tutto, sono di fuori.
E' addirittura patetica la promessa che a Porto Empedocle potrebbero attraccare le navi da croriera. Quale comandante farà attraccare la propria nave accanto ad una nave gasiera da 160 mila mc.e a breve distanza di due enormi cisternoni del gas da 320 mila mc?
E allora perché ci raccontano queste storielle i sindacati?
Cui prodest? A chi giova la loro posizione?
Certamente ad Enel che dovrebbe realizzare l'impianto, che si è vista già bocciare il progetto dal Tar del Lazio il 14 dicembre.
Ora, mentre pende il ricorso al Consiglio di Stato che giorno 14 giugno dovrà dare la sentenza di appello, arriva questo “aiutino” ad Enel.
Non sappiamo quanto sia voluto o inconsapevole.
La verità è che, come ho detto prima, la favoletta dell'occupazione non regge più. I rigassificatori sono impianti industriali ad alta concentrazione di capitali e a bassissimo livello occupazionale. Tra l'altro con i profitti garantiti.
Una “generosissima” delibera dell'Autorità per l'Energia e il Gas sancisce, infatti, che alle società che gestiscono rigassificatori verrà garantito comunque l'80% dei ricavi di riferimento (3 miliardi di euro l'anno per Rovigo come per Porto Empedocle) anche se gli impianti dovessero restare inattivi. E ciò per vent'anni, ponendo la spesa sulle bollette degli Italiani.
E volete che su questo ghiotto business non si riversassero gli sciacalli della finanza internazionale?
Per restare all'esempio del rigassificatore off-shore di Rovigo, l'italiana Edison ha solo il 10% del capitale azionario, mentre il 45% appartiene all'emiro del Qatar e l'altro 45% all'americana Exxon.
Quindi l'Italia, che è sempre in bilico tra i Paesi industrializzati occidentali e il Terzo Mondo, farà beneficenza al “povero” emiro del Qatar e ai “poveri” Rockefeller proprietari della Exxon.
Risulta pertanto incomprensibile l'atteggiamento dei sindacati di categoria.
Certo è che, se il segretario generale del sindacato autonomo Fismc, Roberto Di Maulo, ha dichiarato, in un'intervista a "Il Giornale" di Sallusti, che i “sindacati sono foraggiati da Confindustria”, qualche buon motivo dovrà pure averlo avuto.
Ma per fortuna oggi il vento sta cambiando e lo vedremo lunedì con i risultati dei referendum.
E, se anche Bersani (che stupido non è) ha cambiato idea sull'energia nucleare (prima era favorevole) sulla spinta della forte pressione democratica dal basso, non disperiamo che anche i sindacati possano rivedere la loro posizione sul rigassificatore “Valle dei Templi di Agrigento".
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lunedì 23 maggio 2011
REFERENDUM: STOP AGLI SCIPPATORI DI DEMOCRAZIA
Nel lontano 1987, cioè 25 anni fa, gli Italiani votarono a stragrande maggioranza il referendum contro l'energia nucleare nel nostro Paese. Oggi i nostri governanti ci ripropongono l'energia nucleare perché, a loro dire, la tecnologia sarebbe più sicura. L'affermazione è falsa. Prima e dopo il 1987 ci sono stati diversi incidenti nelle varie centrali nucleari sparse in tutto il mondo. Ricordiamo solo i più gravi: Three Mile Island nel 1979, Chernobyl nel 1986 e Fukushima quest'anno.
L'incidente di Three Mile Iland è stato classificato del 5° livello dall'AIEA, l'agenzia internazionale per l'energia atomica. I livelli di gravità della scala INES (international nuclear event scale) sono sette. Gli incidenti di Chernobyl e Fukushima sono stati classificati del 7° livello, cioè con effetti catastrofici.
Ci sarebbero quindi tutti gli elementi per dire no all'energia nucleare. Ma i nostri governanti, con in testa Berlusconi e Scajola (quello dell'appartamento con vista sul Colosseo), hanno fatto approvare, con una caparbietà che risulta sospetta, una normativa per la costruzione delle centrali nucleari in Italia.
E la volontà del popolo sovrano?
Per esso sembra valere l'eterna massima del marchese Del Grillo: “ io so' io e vui nun siete un c...o”. Sembra valere, ma vi diciamo perché non è più così.
Gli Italiani, cittadini e istituzioni, si sono dichiarati contrari all'energia nucleare.
Le Regioni hanno tutte deliberato la propria contrarietà, mentre i cittadini dai sondaggi risultano nella quasi totalità non volere questo tipo di energia.
Comunque la migliore opportunità per sapere come la pensano loro sarà data dall'esito dei referendum del 12 e 13 giugno.
I nostri governanti hanno tentato di scipparceli approvando delle leggine-truffa al solo scopo di evitare che gli Italiani vadano a votare.
L'opposizione è stata al gioco e preferisce attaccare Berlusconi sul bunga-bunga piuttosto che sullo scippo dei referendum.
Speriamo che la Cassazione non li annulli e consenta agli elettori di esprimere la propria opinione sul nucleare come sugli altri due importanti quesiti che riguardano l'acqua pubblica e il legittimo impedimento.
Solo così, votando e soprattutto raggiungendo il quorum richiesto, potremo dare una lezione di democrazia a nostri governanti arroganti e all'opposizione sonnolenta.
Sconfiggeremo inoltre tutti quegli esperti filonuclearisti che, contro ogni logica, vogliono convincerci dell'utilità del nucleare, fondando le loro tesi non su argomentazioni scientifiche ma su spicciole considerazioni da spesa della massaia. Come non ricordare infatti che Umberto Veronesi, che dovrebbe rassicurarci in modo scientifico sulla sicurezza del nucleare, ci ha dato un'unica spiegazione cioè quella che in Francia molti paesi vogliono le centrali nucleari perché pagano meno l'energia elettrica e, sullo smaltimento delle scorie, non ci dà una soluzione ma ci dice che lui le metterebbe nella propria camera da letto.
Alla faccia delle argomentazioni scientifiche...
Comunque, dopo l'esito degli ultimi risultati elettorali, si è compreso che ha cominciato a soffiare un vento nuovo che progressivamente farà piazza pulita delle oligarchie politico-lobbistiche che decidono tutto nel chiuso di poche stanze del potere, dove vengono imposte al popolo, che una volta era sovrano e che oggi vuole tornare ad esserlo, le decisioni riguardanti i parlamentari “nominati” dall'alto così come le scelte in materia energetica.
La gente, infatti, ha dato un grande consenso al movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che in comuni importanti come Bologna e Ravenna ha preso il 10% dei voti, il 15% a Rimini, il 9% a Savona, il 5% a Torino e cosi via in tutte le città in cui ha presentato proprie liste.
Come vanno letti questi risultati?
Certamente come la risposta di una parte dell'elettorato che cresce rapidamente e che non si fida più dei professionisti della politica (di destra e di sinistra). Hanno voluto etichettare questo movimento di “indignados” come “quelli dell'antipolitica”.
Mai definizione fu più sbagliata.
Perché anzi esso rappresenta la massima espressione della politica, quella vera, quella cioè che proviene dal basso per fare sentire forte quali siano i bisogni reali della gente.
L'antipolitica è l'altra, quella fatta dalle consorterie di pochi privilegiati, le cosiddette caste, che vogliono imporre scelte che non vanno a favore dei cittadini ma a beneficio di poche potentissime lobby finanziarie e industriali, che si arricchiscono con affari non sempre trasparenti, anzi il più delle volte sporchi. Vero è che Grillo ad Agrigento si “dimenticò” di parlare del rigassificatore “Valle dei Templi”.
Probabilmente non conosceva l'argomento, stante il silenzio totale dei media nazionali.
In ogni caso l'unico modo che abbiamo i cittadini di stoppare e punire gli scippatori di democrazia è quello di andare a votare i referendum del 12 e 13 giugno.
Gaetano Gaziano. Continua a leggere...
L'incidente di Three Mile Iland è stato classificato del 5° livello dall'AIEA, l'agenzia internazionale per l'energia atomica. I livelli di gravità della scala INES (international nuclear event scale) sono sette. Gli incidenti di Chernobyl e Fukushima sono stati classificati del 7° livello, cioè con effetti catastrofici.
Ci sarebbero quindi tutti gli elementi per dire no all'energia nucleare. Ma i nostri governanti, con in testa Berlusconi e Scajola (quello dell'appartamento con vista sul Colosseo), hanno fatto approvare, con una caparbietà che risulta sospetta, una normativa per la costruzione delle centrali nucleari in Italia.
E la volontà del popolo sovrano?
Per esso sembra valere l'eterna massima del marchese Del Grillo: “ io so' io e vui nun siete un c...o”. Sembra valere, ma vi diciamo perché non è più così.
Gli Italiani, cittadini e istituzioni, si sono dichiarati contrari all'energia nucleare.
Le Regioni hanno tutte deliberato la propria contrarietà, mentre i cittadini dai sondaggi risultano nella quasi totalità non volere questo tipo di energia.
Comunque la migliore opportunità per sapere come la pensano loro sarà data dall'esito dei referendum del 12 e 13 giugno.
I nostri governanti hanno tentato di scipparceli approvando delle leggine-truffa al solo scopo di evitare che gli Italiani vadano a votare.
L'opposizione è stata al gioco e preferisce attaccare Berlusconi sul bunga-bunga piuttosto che sullo scippo dei referendum.
Speriamo che la Cassazione non li annulli e consenta agli elettori di esprimere la propria opinione sul nucleare come sugli altri due importanti quesiti che riguardano l'acqua pubblica e il legittimo impedimento.
Solo così, votando e soprattutto raggiungendo il quorum richiesto, potremo dare una lezione di democrazia a nostri governanti arroganti e all'opposizione sonnolenta.
Sconfiggeremo inoltre tutti quegli esperti filonuclearisti che, contro ogni logica, vogliono convincerci dell'utilità del nucleare, fondando le loro tesi non su argomentazioni scientifiche ma su spicciole considerazioni da spesa della massaia. Come non ricordare infatti che Umberto Veronesi, che dovrebbe rassicurarci in modo scientifico sulla sicurezza del nucleare, ci ha dato un'unica spiegazione cioè quella che in Francia molti paesi vogliono le centrali nucleari perché pagano meno l'energia elettrica e, sullo smaltimento delle scorie, non ci dà una soluzione ma ci dice che lui le metterebbe nella propria camera da letto.
Alla faccia delle argomentazioni scientifiche...
Comunque, dopo l'esito degli ultimi risultati elettorali, si è compreso che ha cominciato a soffiare un vento nuovo che progressivamente farà piazza pulita delle oligarchie politico-lobbistiche che decidono tutto nel chiuso di poche stanze del potere, dove vengono imposte al popolo, che una volta era sovrano e che oggi vuole tornare ad esserlo, le decisioni riguardanti i parlamentari “nominati” dall'alto così come le scelte in materia energetica.
La gente, infatti, ha dato un grande consenso al movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che in comuni importanti come Bologna e Ravenna ha preso il 10% dei voti, il 15% a Rimini, il 9% a Savona, il 5% a Torino e cosi via in tutte le città in cui ha presentato proprie liste.
Come vanno letti questi risultati?
Certamente come la risposta di una parte dell'elettorato che cresce rapidamente e che non si fida più dei professionisti della politica (di destra e di sinistra). Hanno voluto etichettare questo movimento di “indignados” come “quelli dell'antipolitica”.
Mai definizione fu più sbagliata.
Perché anzi esso rappresenta la massima espressione della politica, quella vera, quella cioè che proviene dal basso per fare sentire forte quali siano i bisogni reali della gente.
L'antipolitica è l'altra, quella fatta dalle consorterie di pochi privilegiati, le cosiddette caste, che vogliono imporre scelte che non vanno a favore dei cittadini ma a beneficio di poche potentissime lobby finanziarie e industriali, che si arricchiscono con affari non sempre trasparenti, anzi il più delle volte sporchi. Vero è che Grillo ad Agrigento si “dimenticò” di parlare del rigassificatore “Valle dei Templi”.
Probabilmente non conosceva l'argomento, stante il silenzio totale dei media nazionali.
In ogni caso l'unico modo che abbiamo i cittadini di stoppare e punire gli scippatori di democrazia è quello di andare a votare i referendum del 12 e 13 giugno.
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mercoledì 4 maggio 2011
CHI HA PAURA DEI REFERENDUM?
Berlusconi è un imbroglione, la Prestigiacomo è un'imbrogliona, Bersani è un imbroglione, Lombardo è un imbroglione. Questo elenco di imbroglioni, naturalmente politicamente parlando, non è esaustivo. Ho scelto solo il fior da fiore della casta degli imbroglioni.
Che Berlusconi sia un imbroglione, lo ha ammesso lui stesso quando ha affermato candidamente di avere sospeso con una leggina la costruzione delle centrali nucleari non per dire no al programma nucleare, ma solo per evitare il referendum che ha paura di perdere. Evviva la sincerità, ma si tratta di una sincerità che sconfina nell'arroganza.
Berlusconi è uno scippatore di democrazia. Ma non è il solo.
Gli ha dato una valida mano il “compagno” Bersani.
Quando si trattò di votare l'accorpamento dei referendum con le elezioni amministrative che si svolgeranno a metà maggio, la maggioranza votò no e i referendum furono spostati al 12 e 13 giugno, in quanto è più difficile raggiungere il quorum, ma la maggioranza prevalse solo per un voto, perché a quella votazione mancarono 10 voti del Pd del “compagno” Bersani.
La Prestigiacomo è un'imbrogliona e noi agrigentini l'abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, allorché l'ineffabile Stefania si “dimenticò” di ricordare, nel decreto di Via (valutazione di impatto ambientale), la vicinanza della Valle dei Templi di Agrigento -sito Unesco- al luogo dove dovrebbe sorgere il rigassificatore di Porto Empedocle, un ecomostro da 8 miliardi di mc, salvo a ricordarsene quando rimproverò al governatore Lombardo la lentezza sull'autorizzazione del rigassificatore di Priolo.
Infatti la bella Stefania ebbe a dichiarare al Giornale di Sicilia del 28 marzo 2010 con evidente disappunto: "Non si capisce perché quello di Porto Empedocle è stato sbloccato praticamente subito e quello di Priolo no. E quello di Porto Empedocle aveva delle difficoltà legate al paesaggio del territorio perché lì c'è Valle dei Templi".
Don Raffaele, per tutta risposta, la gratificò dell' “affettuoso” appellativo di “ministra alla devastazione dell'ambiente”, in un'intervista rilasciata al settimanale “l'Espresso”.
Ma Lombardo a sua volta è il più imbroglione di tutti, almeno per noi agrigentini. Ricordate quando ad Agrigento dichiarò pubblicamente (c'è la registrazione televisiva) "un rigassificatore sotto la Valle dei Templi mai"?
Tornatosene a Palermo, diede il via libero all'ecomostro in zona archeologica.
Ma c'è di più: aveva promesso, come sappiamo, di inserire due milioni di euro nella finanziaria regionale di quest'anno, per mettere in sicurezza il centro storico di Agrigento che sta cadendo a pezzi.
Ma, ahinoi, anche Lombardo soffre di amnesie come la sua “amica” Stefania.
Si è “dimenticato” di inserire il finanziamento per Agrigento, preferendo dirottarlo sui contributi alle associazioni e alle corporazioni, quelle del famigerato elenco H, che portano voti a Lombardo e ai suoi compagni di cordata.
E pensare che qualcuno ad Agrigento ha definito Lombardo come il migliore governante che la Sicilia abbia avuto da Federico II ai nostri giorni.
Credo invece che don Raffaele, allargando l'arco temporale di riferimento, possa essere considerato come il peggiore governante che abbiamo avuto da Verre ai nostri giorni, accostandolo politicamente più a Verre che al grande Federico II.
Questi “signori” non hanno alcuna paura di perdere la faccia per gli inciuci, i ribaltoni e la mancanza di parola data.
L'unica cosa che temono veramente sono i referendum, perché il corpo elettorale può, con questo strumento di democrazia diretta, sventare i loro inciuci e i loro sporchi giochi con le lobby finanziarie e industriali.
E, a temere i referendum, non sono solo i governanti ma anche i dirigenti di partito, com'è stato dimostrato dalla recente vicenda della richiesta di referendum da parte della base del Pd che vuole dare il proprio legittimo parere sull'inciucio operato dai dirigenti di quel partito con don Raffaele Lombardo.
Richiesta respinta o rinviata (a quando?).
I vari Cracolici, Lupo, Lumia ed altri capoccia del Pd, dopo avere sostenuto alle presidenziali regionali la Finocchiaro contro Lombardo che, a loro dire, “rappresentava l'altra faccia del cuffarismo”, oggi si trovano a sostenere l'attuale governatore, compresa la Finocchiaro che ha benedetto l'operazione ribaltonista di Cracolici & Co.
Solo Rita Borsellino ha preso coraggiosamente le distanze dagli inciucisti del Pd.
Ecco perchè invito ancora una volta i lettori di questo giornale, al di là delle loro idee politiche, ad andare a votare il 12 e 13 giugno per i referendum, per dire no all'arroganza e al malcostume di chi ci amministra e a partecipare a tutti i referendum sia abrogativi che consultivi, perché servono a bloccare e punire gli scippatori di democrazia.
Gaetano Gaziano
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Che Berlusconi sia un imbroglione, lo ha ammesso lui stesso quando ha affermato candidamente di avere sospeso con una leggina la costruzione delle centrali nucleari non per dire no al programma nucleare, ma solo per evitare il referendum che ha paura di perdere. Evviva la sincerità, ma si tratta di una sincerità che sconfina nell'arroganza.
Berlusconi è uno scippatore di democrazia. Ma non è il solo.
Gli ha dato una valida mano il “compagno” Bersani.
Quando si trattò di votare l'accorpamento dei referendum con le elezioni amministrative che si svolgeranno a metà maggio, la maggioranza votò no e i referendum furono spostati al 12 e 13 giugno, in quanto è più difficile raggiungere il quorum, ma la maggioranza prevalse solo per un voto, perché a quella votazione mancarono 10 voti del Pd del “compagno” Bersani.
La Prestigiacomo è un'imbrogliona e noi agrigentini l'abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, allorché l'ineffabile Stefania si “dimenticò” di ricordare, nel decreto di Via (valutazione di impatto ambientale), la vicinanza della Valle dei Templi di Agrigento -sito Unesco- al luogo dove dovrebbe sorgere il rigassificatore di Porto Empedocle, un ecomostro da 8 miliardi di mc, salvo a ricordarsene quando rimproverò al governatore Lombardo la lentezza sull'autorizzazione del rigassificatore di Priolo.
Infatti la bella Stefania ebbe a dichiarare al Giornale di Sicilia del 28 marzo 2010 con evidente disappunto: "Non si capisce perché quello di Porto Empedocle è stato sbloccato praticamente subito e quello di Priolo no. E quello di Porto Empedocle aveva delle difficoltà legate al paesaggio del territorio perché lì c'è Valle dei Templi".
Don Raffaele, per tutta risposta, la gratificò dell' “affettuoso” appellativo di “ministra alla devastazione dell'ambiente”, in un'intervista rilasciata al settimanale “l'Espresso”.
Ma Lombardo a sua volta è il più imbroglione di tutti, almeno per noi agrigentini. Ricordate quando ad Agrigento dichiarò pubblicamente (c'è la registrazione televisiva) "un rigassificatore sotto la Valle dei Templi mai"?
Tornatosene a Palermo, diede il via libero all'ecomostro in zona archeologica.
Ma c'è di più: aveva promesso, come sappiamo, di inserire due milioni di euro nella finanziaria regionale di quest'anno, per mettere in sicurezza il centro storico di Agrigento che sta cadendo a pezzi.
Ma, ahinoi, anche Lombardo soffre di amnesie come la sua “amica” Stefania.
Si è “dimenticato” di inserire il finanziamento per Agrigento, preferendo dirottarlo sui contributi alle associazioni e alle corporazioni, quelle del famigerato elenco H, che portano voti a Lombardo e ai suoi compagni di cordata.
E pensare che qualcuno ad Agrigento ha definito Lombardo come il migliore governante che la Sicilia abbia avuto da Federico II ai nostri giorni.
Credo invece che don Raffaele, allargando l'arco temporale di riferimento, possa essere considerato come il peggiore governante che abbiamo avuto da Verre ai nostri giorni, accostandolo politicamente più a Verre che al grande Federico II.
Questi “signori” non hanno alcuna paura di perdere la faccia per gli inciuci, i ribaltoni e la mancanza di parola data.
L'unica cosa che temono veramente sono i referendum, perché il corpo elettorale può, con questo strumento di democrazia diretta, sventare i loro inciuci e i loro sporchi giochi con le lobby finanziarie e industriali.
E, a temere i referendum, non sono solo i governanti ma anche i dirigenti di partito, com'è stato dimostrato dalla recente vicenda della richiesta di referendum da parte della base del Pd che vuole dare il proprio legittimo parere sull'inciucio operato dai dirigenti di quel partito con don Raffaele Lombardo.
Richiesta respinta o rinviata (a quando?).
I vari Cracolici, Lupo, Lumia ed altri capoccia del Pd, dopo avere sostenuto alle presidenziali regionali la Finocchiaro contro Lombardo che, a loro dire, “rappresentava l'altra faccia del cuffarismo”, oggi si trovano a sostenere l'attuale governatore, compresa la Finocchiaro che ha benedetto l'operazione ribaltonista di Cracolici & Co.
Solo Rita Borsellino ha preso coraggiosamente le distanze dagli inciucisti del Pd.
Ecco perchè invito ancora una volta i lettori di questo giornale, al di là delle loro idee politiche, ad andare a votare il 12 e 13 giugno per i referendum, per dire no all'arroganza e al malcostume di chi ci amministra e a partecipare a tutti i referendum sia abrogativi che consultivi, perché servono a bloccare e punire gli scippatori di democrazia.
Gaetano Gaziano
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martedì 25 gennaio 2011
IL BUNGA-BUNGA DI PRODI,BERSANI,VENDOLA & CO.
Non mi piacciono le false icone della sinistra.
Non mi piace Berlusconi, ma tremo al solo pensiero che tornino a governare i casti, i devoti, i “noiosi monogami”, per dirla con Vittorio Sgarbi, come Prodi, D'Alema e Bersani, che il bunga-bunga hanno fatto a noi Italiani e vogliono continuare a fare con la politica sull'energia.
L'avete sentito il casto Bersani, il pio D'Alema o il devoto Prodi dire una sola parola contro le centrali nucleari? Nessuno di loro.
Fingono di inseguire il Berlusca per i suoi panni sporchi, ma intanto benedicono i business dell'energia, tutti insieme appassionatamente.
Questi signori “de sinistra” sono tutti casa, famiglia, e Parlamento, come Fassino, il più casto di tutti, tanto innamorato della moglie, Anna Serafini, che l'ha paracaduta in Sicilia, regalandole un seggio alla Camera, a rappresentare elettori siciliani che non l'avevano mai vista prima.
Penso anche al casto Walter Veltroni, l'Africano, tutto casa e Confindustria, che ha spedito in Parlamento due “eccellenti” rappresentanti dei poteri forti, come Colaninno e Calearo, quest'ultimo transumato, ahiloro, alla corte del Berlusca.
Certo, in questa ensamble di “eroi de sinistra” pii e devoti, qualche pecora nera ci può pure scappare, come Marrazzo o Sircana, ma sono le eccezioni che confermano la "santità" della casta.
Il devoto Prodi, fedelissimo marito di donna Flavia, mise al 4° punto del famigerato dodecalogo del Prodi-bis i rigassificatori che non servono all'Italia, non perché lo dica io, ma perché ce lo racconta il Sole 24 Ore (che non è certo un giornale radicale), a tal punto che l'Italia ha chiesto di esportare gas verso l'Europa, senza ancora avere costruito i rigassificatori.
Però “il sinistro” Prodi si “dimenticò” di inserire, tra i “punti non negoziabili” del suo programma, le politiche sociali e il lavoro.
Magari sarà casto e devoto, ma un presidente, che si “dimentica” dei lavoratori e privilegia i rigassificatori che servono solo a chi li fa, si può considerare di sinistra?
Non è la prima volta che il casto Prodi fa il bunga-bunga agli Italiani. Gli riuscì benissimo la prima volta, quando, da presidente dell'Iri, svendette il nostro patrimonio industriale pubblico.
Mi piace, al riguardo, riportare un brano dell'articolo del simpatico Marcello Veneziani del 30.1.2006:
“La carriera politica di Prodi nasce tre mesi dopo l’incontro sullo yacht “Britannia” quando, in un convegno del 30 settembre 1992 in Assolombarda, fa outing e suggerisce, lui bojardo di Stato, di cedere anche le banche d’interesse nazionale e di privatizzare tutto. Intanto le grandi agenzie internazionali provvedevano a declassare il nostro paese, favorendo non la vendita ma la svendita dell’azienda Italia”.
Va ricordato che nello yacht Britannia, di sua Maestà Elisabetta II, si riunirono il 2 giugno del 1992, festa della Repubblica, alti esponenti della finanza internazionale, compreso l'attuale governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, che, a quel tempo, era direttore generale del Tesoro, per “concordare” quella svendita, secondo quanto ci riferisce Veneziani. E la festa alla Repubblica Italiana gliela fecero davvero...
Un'altra icona emergente “de sinistra” è certamente il devoto Niki Vendola, il governatore della Puglia, che si è manifestato gay, comunista e cattolico.
Il devoto Niki “è senza dubbio il miglior governatore del Mezzogiorno” ha sentenziato Emma Marcegaglia.
“E te pareva”, direbbero a Roma.
“La Marcergaglia, secondo Panorama, in Puglia ha un forte ruolo nel ciclo dei rifiuti e gestisce tre dei quattro termovalorizzatori realizzati”.
«Dottò, ‘a munnizza è oro», spiegò Nunzio Perrella, un collaboratore di giustizia napoletano, nel 1992, al magistrato Franco Roberti.
Sacrosanta verità!
Pare l'abbiano capito anche Vendola e Marcegaglia.
A queste condizioni, non ci vuol molto a diventare il migliore governatore del Sud. Un altro piccolo “aiutino” a Confindustria e magari il devoto Niki diventerà il migliore amministratore d'Italia, scalzando quel “porcellone” del Berlusca e i casti e puri compagni “de sinistra”, che vogliono dare la spallata al Cavaliere per le sue notti brave.
Prevedo, però, che, se i devoti “sinistri” Prodi, D'Alema, Bersani, Fassino, Veltroni, Vendola & Co. pensano di mandare a casa il Berlusca per i suoi vizietti privati, mentre continuano a fare allegramente e sotto banco i business sporchi dell'energia, tanto graditi a Confindustria, rischiano di stare all'opposizione per altri cento anni e consegnare al Cavaliere, che ringrazia, la patente di “allegro farfallone amoroso” di mozartiana memoria.
Gaetano Gaziano
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Non mi piace Berlusconi, ma tremo al solo pensiero che tornino a governare i casti, i devoti, i “noiosi monogami”, per dirla con Vittorio Sgarbi, come Prodi, D'Alema e Bersani, che il bunga-bunga hanno fatto a noi Italiani e vogliono continuare a fare con la politica sull'energia.
L'avete sentito il casto Bersani, il pio D'Alema o il devoto Prodi dire una sola parola contro le centrali nucleari? Nessuno di loro.
Fingono di inseguire il Berlusca per i suoi panni sporchi, ma intanto benedicono i business dell'energia, tutti insieme appassionatamente.
Questi signori “de sinistra” sono tutti casa, famiglia, e Parlamento, come Fassino, il più casto di tutti, tanto innamorato della moglie, Anna Serafini, che l'ha paracaduta in Sicilia, regalandole un seggio alla Camera, a rappresentare elettori siciliani che non l'avevano mai vista prima.
Penso anche al casto Walter Veltroni, l'Africano, tutto casa e Confindustria, che ha spedito in Parlamento due “eccellenti” rappresentanti dei poteri forti, come Colaninno e Calearo, quest'ultimo transumato, ahiloro, alla corte del Berlusca.
Certo, in questa ensamble di “eroi de sinistra” pii e devoti, qualche pecora nera ci può pure scappare, come Marrazzo o Sircana, ma sono le eccezioni che confermano la "santità" della casta.
Il devoto Prodi, fedelissimo marito di donna Flavia, mise al 4° punto del famigerato dodecalogo del Prodi-bis i rigassificatori che non servono all'Italia, non perché lo dica io, ma perché ce lo racconta il Sole 24 Ore (che non è certo un giornale radicale), a tal punto che l'Italia ha chiesto di esportare gas verso l'Europa, senza ancora avere costruito i rigassificatori.
Però “il sinistro” Prodi si “dimenticò” di inserire, tra i “punti non negoziabili” del suo programma, le politiche sociali e il lavoro.
Magari sarà casto e devoto, ma un presidente, che si “dimentica” dei lavoratori e privilegia i rigassificatori che servono solo a chi li fa, si può considerare di sinistra?
Non è la prima volta che il casto Prodi fa il bunga-bunga agli Italiani. Gli riuscì benissimo la prima volta, quando, da presidente dell'Iri, svendette il nostro patrimonio industriale pubblico.
Mi piace, al riguardo, riportare un brano dell'articolo del simpatico Marcello Veneziani del 30.1.2006:
“La carriera politica di Prodi nasce tre mesi dopo l’incontro sullo yacht “Britannia” quando, in un convegno del 30 settembre 1992 in Assolombarda, fa outing e suggerisce, lui bojardo di Stato, di cedere anche le banche d’interesse nazionale e di privatizzare tutto. Intanto le grandi agenzie internazionali provvedevano a declassare il nostro paese, favorendo non la vendita ma la svendita dell’azienda Italia”.
Va ricordato che nello yacht Britannia, di sua Maestà Elisabetta II, si riunirono il 2 giugno del 1992, festa della Repubblica, alti esponenti della finanza internazionale, compreso l'attuale governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, che, a quel tempo, era direttore generale del Tesoro, per “concordare” quella svendita, secondo quanto ci riferisce Veneziani. E la festa alla Repubblica Italiana gliela fecero davvero...
Un'altra icona emergente “de sinistra” è certamente il devoto Niki Vendola, il governatore della Puglia, che si è manifestato gay, comunista e cattolico.
Il devoto Niki “è senza dubbio il miglior governatore del Mezzogiorno” ha sentenziato Emma Marcegaglia.
“E te pareva”, direbbero a Roma.
“La Marcergaglia, secondo Panorama, in Puglia ha un forte ruolo nel ciclo dei rifiuti e gestisce tre dei quattro termovalorizzatori realizzati”.
«Dottò, ‘a munnizza è oro», spiegò Nunzio Perrella, un collaboratore di giustizia napoletano, nel 1992, al magistrato Franco Roberti.
Sacrosanta verità!
Pare l'abbiano capito anche Vendola e Marcegaglia.
A queste condizioni, non ci vuol molto a diventare il migliore governatore del Sud. Un altro piccolo “aiutino” a Confindustria e magari il devoto Niki diventerà il migliore amministratore d'Italia, scalzando quel “porcellone” del Berlusca e i casti e puri compagni “de sinistra”, che vogliono dare la spallata al Cavaliere per le sue notti brave.
Prevedo, però, che, se i devoti “sinistri” Prodi, D'Alema, Bersani, Fassino, Veltroni, Vendola & Co. pensano di mandare a casa il Berlusca per i suoi vizietti privati, mentre continuano a fare allegramente e sotto banco i business sporchi dell'energia, tanto graditi a Confindustria, rischiano di stare all'opposizione per altri cento anni e consegnare al Cavaliere, che ringrazia, la patente di “allegro farfallone amoroso” di mozartiana memoria.
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venerdì 1 ottobre 2010
OGGI L'INCIUCIO SI CHIAMA "LABORATORIO POLITICO"
Le operazioni di trasformismo politico, anche le più spericolate, vengono definite oggi con il termine di “laboratorio politico” (ovviamente da chi le compie).
Gli esponenti di una coalizione, che passano a quella contrapposta, non vengono chiamati traditori, voltagabbana eccetera ma, a questo punto, possono “elegantemente” essere definiti “tecnici di laboratorio”. Dei ricercatori, insomma. Ricercatori sì, ma di poltrone.
E hanno anche un forte alibi morale: “lo facciamo per il bene del Paese”.
Il trasformismo è un vizietto antico. Benedetto Croce diceva che gli Italiani ce l'hanno nel codice genetico. E' comune a tutte le forze politiche,per cui risultano patetiche le accuse di “campagna acquisiti” che fanno oggi alcuni schieramenti contro gli avversari politici, dimenticando che anche loro in passato hanno fatto ricorso a palesi manovre di trasformismo (pardon di “laboratorio politico”) per ribaltare il risultato delle urne elettorali.
Bersani che oggi chiede addiritura l'incriminazione di Berlusconi per corruzione non ricorda o, meglio, fa finta di non ricordare che il primo governo Berlusconi fu fatto cadere perché la Lega Nord, alleata di Forza Italia, passò dall'altra parte della barricata, diventando “una costola del centro-sinistra”, con la complicità del presidente ribaltonista di allora, Oscar Luigi Scalfaro.
Ma non c'è bisogno di tornare al passato per dimostrare che il vizietto trasformista ha contagiato anche i “compagni” (o come diavolo si chiamano oggi, per dirla con Veltroni) Bersani, Finocchiaro, Lumia e Cracolici, basta vedere il ribaltone che hanno fatto in Sicilia alla corte di Raffaele Lombardo, oggi “affettuosamente” chiamato don Arraffaele, alleandosi con i post-fascisti di Fini e i centristi di Casini (ribaltonista a Palermo ma all'opposizione a Roma) e mandando a casa la coalizione che aveva vinto le elezioni.
E' l'esperimento fotocopia di “laboratorio politico”, chiamato milazzismo, che fu fatto in Sicilia negli anni Sessanta per mandare a casa la Dc allora al governo. Con un'aggravante: a quel tempo non c'era l'elezione diretta del presidente della regione sostenuto da una coalizione. Oggi invece la “compagna” Anna Finocchiaro, rivale sconfitta di don Arraffaele alle ultime elezioni regionali, si trova a governare proprio con il “riformista” Lombardo. Ma bisogna dare atto almeno a don Arraffaele che, per giustificare l'inciucio siciliano ordito con il “compagno-fidanzato” Antonello Cracolici, non si è rifugiato nelle terminologie finto-eleganti di “convergenze parallele” o “politica dei due forni” come si faceva un tempo o “alleanza costituzionale” come fa oggi il “compagno” Bersani ma, molto più terra terra, ha ammesso che “governa con ci sta”.
La verità amara è che per molti professionisti della politica le espressioni “sinistra”, “destra” e “centro” sono oggi, come lo furono ai tempi di De Pretis, Crispi e Giolitti, comode etichette per acquisire un seggio in Parlamento o nelle varie assemblee politiche, salvo poi a fare gli interessi di coloro che comandano veramente: i potentati economici e industriali.
Ne è una dimostrazione vivente e lampante l'esperimento di “laboratorio politico” di don Arraffaele con gli inciucisti di Fini, Casini e Bersani.
Il nostro “illustre” governatore, durante la campagna elettorale, cavalcò gli slogan del “riformismo” e dell' “autonomismo”, proclamando con fierezza che “i lor signori non trasformeranno la Sicilia in pattumiera d'Italia”, volendo contrastare, a suo dire, i gruppi industriali del Nord (“i lor signori”) e la loro strategia colonizzatrice tendente a installare nel nostro territorio termovalorizzatori, rigassificatori e centrali nucleari.
Appena eletto governatore, don Arraffaele si dimenticò di promesse e di proclami elettorali, aprendo le porte proprio a termovalorizzatori, rigassificatori e centrali nucleari e ciò con il consenso caloroso della coalizione di centro destra con cui governava prima e con quello di Fini, Casini e dei “compagni” Bersani, Finocchiaro, Lumia, Cracolici (il fidanzato) con cui governa oggi.
Sono questi interessi il vero motore di certi nostri politicanti (e li chiamano pure "onorevoli") che in pubblico litigano o, meglio, fingono di litigare per la casetta in Canadà o per le escort che stanno qua, ma che in privato fanno il gioco dei poteri forti. E lo fanno appassionatamente politici di “destra”, di “centro” e di “sinistra”.
E gli elettori, direte voi?
Per loro vale l'eterna massima del marchese Del Grillo: “io so' io e voi non siete un c***o”.
Gaetano Gaziano Continua a leggere...
Gli esponenti di una coalizione, che passano a quella contrapposta, non vengono chiamati traditori, voltagabbana eccetera ma, a questo punto, possono “elegantemente” essere definiti “tecnici di laboratorio”. Dei ricercatori, insomma. Ricercatori sì, ma di poltrone.
E hanno anche un forte alibi morale: “lo facciamo per il bene del Paese”.
Il trasformismo è un vizietto antico. Benedetto Croce diceva che gli Italiani ce l'hanno nel codice genetico. E' comune a tutte le forze politiche,per cui risultano patetiche le accuse di “campagna acquisiti” che fanno oggi alcuni schieramenti contro gli avversari politici, dimenticando che anche loro in passato hanno fatto ricorso a palesi manovre di trasformismo (pardon di “laboratorio politico”) per ribaltare il risultato delle urne elettorali.
Bersani che oggi chiede addiritura l'incriminazione di Berlusconi per corruzione non ricorda o, meglio, fa finta di non ricordare che il primo governo Berlusconi fu fatto cadere perché la Lega Nord, alleata di Forza Italia, passò dall'altra parte della barricata, diventando “una costola del centro-sinistra”, con la complicità del presidente ribaltonista di allora, Oscar Luigi Scalfaro.
Ma non c'è bisogno di tornare al passato per dimostrare che il vizietto trasformista ha contagiato anche i “compagni” (o come diavolo si chiamano oggi, per dirla con Veltroni) Bersani, Finocchiaro, Lumia e Cracolici, basta vedere il ribaltone che hanno fatto in Sicilia alla corte di Raffaele Lombardo, oggi “affettuosamente” chiamato don Arraffaele, alleandosi con i post-fascisti di Fini e i centristi di Casini (ribaltonista a Palermo ma all'opposizione a Roma) e mandando a casa la coalizione che aveva vinto le elezioni.
E' l'esperimento fotocopia di “laboratorio politico”, chiamato milazzismo, che fu fatto in Sicilia negli anni Sessanta per mandare a casa la Dc allora al governo. Con un'aggravante: a quel tempo non c'era l'elezione diretta del presidente della regione sostenuto da una coalizione. Oggi invece la “compagna” Anna Finocchiaro, rivale sconfitta di don Arraffaele alle ultime elezioni regionali, si trova a governare proprio con il “riformista” Lombardo. Ma bisogna dare atto almeno a don Arraffaele che, per giustificare l'inciucio siciliano ordito con il “compagno-fidanzato” Antonello Cracolici, non si è rifugiato nelle terminologie finto-eleganti di “convergenze parallele” o “politica dei due forni” come si faceva un tempo o “alleanza costituzionale” come fa oggi il “compagno” Bersani ma, molto più terra terra, ha ammesso che “governa con ci sta”.
La verità amara è che per molti professionisti della politica le espressioni “sinistra”, “destra” e “centro” sono oggi, come lo furono ai tempi di De Pretis, Crispi e Giolitti, comode etichette per acquisire un seggio in Parlamento o nelle varie assemblee politiche, salvo poi a fare gli interessi di coloro che comandano veramente: i potentati economici e industriali.
Ne è una dimostrazione vivente e lampante l'esperimento di “laboratorio politico” di don Arraffaele con gli inciucisti di Fini, Casini e Bersani.
Il nostro “illustre” governatore, durante la campagna elettorale, cavalcò gli slogan del “riformismo” e dell' “autonomismo”, proclamando con fierezza che “i lor signori non trasformeranno la Sicilia in pattumiera d'Italia”, volendo contrastare, a suo dire, i gruppi industriali del Nord (“i lor signori”) e la loro strategia colonizzatrice tendente a installare nel nostro territorio termovalorizzatori, rigassificatori e centrali nucleari.
Appena eletto governatore, don Arraffaele si dimenticò di promesse e di proclami elettorali, aprendo le porte proprio a termovalorizzatori, rigassificatori e centrali nucleari e ciò con il consenso caloroso della coalizione di centro destra con cui governava prima e con quello di Fini, Casini e dei “compagni” Bersani, Finocchiaro, Lumia, Cracolici (il fidanzato) con cui governa oggi.
Sono questi interessi il vero motore di certi nostri politicanti (e li chiamano pure "onorevoli") che in pubblico litigano o, meglio, fingono di litigare per la casetta in Canadà o per le escort che stanno qua, ma che in privato fanno il gioco dei poteri forti. E lo fanno appassionatamente politici di “destra”, di “centro” e di “sinistra”.
E gli elettori, direte voi?
Per loro vale l'eterna massima del marchese Del Grillo: “io so' io e voi non siete un c***o”.
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