L'ultimo libro di Carlo Vulpio “Roba Nostra” (edizioni “Il Saggiatore”) sarà presentato:
- Mercoledì 5 Novembre alle ore 18,30 a Palermo c/o la Biblioteca Comunale di piazza Professa 1, nel contesto delle Giornate dell'economia promosse dalla Fondazione "Angelo Curella".
- Giovedì 6 Novembre alle ore 17,30 ad Agrigento presso il “Teatro della Posta Vecchia” di via Atenea a cura della libreria “Capalunga” del dinamico Amedeo Bruccoleri che coordinerà la presentazione del libro e il dibattito che seguirà.
Vulpio è l'inviato del Corriere della Sera che da anni va girando l'Italia per raccontarci, con coraggio, le trame del malaffare che coinvolgono mafia, 'ndrangheta, malavita in generale, ma anche pezzi della società “istituzionale” rappresentata da alcuni politici corrotti e da alcuni magistrati collusi che tessono ambigui intrecci per la gestione non proprio trasparente di appalti pubblici e della torta appetitosa dei fondi miliardari della comunità europea. Quelle losche trame che hanno attraversato e attraversano la cosiddetta seconda Repubblica.
Ci piace riportare l'incipit del primo risvolto di copertina del libro: “Bisogna far sistema. Questa ricetta con cui in genere le economie decollano e i paesi si sviluppano trova da noi un'applicazione tipicamente all'italiana. Consiste nella capacità inesauribile di stabilire reti di complicità tra politici, esponenti professionali e istituzionali, faccendieri e malavitosi, con un unico scopo: saccheggiare i beni e le risorse pubbliche”.
Solo per ricordare una delle sue tante inchieste, Vulpio è il giornalista che ha scoperchiato sul Corriere della Sera il vaso di Pandora dell'indagine giudiziaria “Why not”, condotta da Luigi de Magistris, per cui il coraggioso magistrato è stato poi trasferito ad altra sede. I don Rodrigo del Sud, anche quelli con i baffetti alla Figaro, sembrano averla vinta. Ma, fin quando ci saranno giornalisti come Vulpio che sanno affondare il bisturi nella “gomorra” sociale italiana senza timori riverenziali per chicchessia, resiste la speranza che, alla lunga, i malavitosi tradizionali e quelli con i “colletti bianchi” non la spunteranno.
Vulpio è anche il giornalista che per primo si è occupato dell'affaire rigassificatore di Porto Empedocle, dalle pagine del Corriere il 26 marzo dello scorso anno, con una coraggiosa inchiesta dal titolo “Scontro sul rigassificatore vicino alla Valle dei Templi”.
Al saccheggio (fino ad oggi tentativo di saccheggio) della Valle dei Templi di Agrigento Vulpio ha dedicato un intero paragrafo del suo libro dall'eloquente titolo “Gas nella Valle dei Templi di Agrigento”, inserito nel capitolo più vasto dal titolo altrettanto eloquente “Le mani sul patrimonio dell'umanità”.
Senza peli sulla lingua ci spiega, attraverso un excursus di 10 pagine, l'intrigo di alcuni politici, sindacalisti, funzionari infedeli, faccendieri, ecologisti pentiti (dagli accorati appelli alle repentine ritrattazioni “folgorati” sulla via del rigassificatore,come è successo al presidente del Fai e al capo delegazione italiana dell'Unesco) che hanno potuto ideare, progettare e, a vario titolo, sostenere e avallare ciò, che se realizzato, potrà essere, a tutti gli effetti, considerato un crimine contro il patrimonio culturale universale.
Vulpio, con questo suo nuovo libro, dimostra ancora una volta di appartenere a quei pochi giornalisti italiani di razza che possono a buon diritto definirsi “dalla schiena dritta”. Non a caso la prefazione del libro è stata curata da Marco Travaglio che, nel concluderla, avverte “nessuno, grazie a questo libro, potrà più dire di non aver saputo”.
Gaetano Gaziano
tanogaziano@yahoo.it Continua a leggere...