venerdì 17 ottobre 2008

Troppo cemento: SOS da Lampedusa


(Questo mio articolo è stato pubblicato da "La Repubblica" del 16 ottobre pagine regionali siciliane)

Le notizie apparse sulle pagine regionali di Repubblica dell'11 e 12 ottobre sul pericolo che Lampedusa corre di una cementificazione selvaggia pongono finalmente l'attenzione su un fenomeno molto esteso, radicato e preoccupante che ormai da molti anni attanaglia l'isola e che l'emergenza immigrazione ha sempre lasciato in secondo piano. Non c'è dubbio che l'isola di Lampedusa con le sue bellezze naturali e paesaggistiche eccezionali ha attirato un sempre crescente flusso di turisti e ciò ha spinto gli isolani a costruire molto e spesso in modo disordinato, anche perché ancora oggi manca un piano regolatore generale e il vecchio piano di fabbricazione è spesso disatteso. Il disordine urbanistico è facilmente leggibile all'interno del paese e la speculazione ha aggredito, negli anni, anche le coste e perfino le zone più interne dell'isola. Il piano paesistico, che nel 2000 fu approvato nella gran parte delle isole minori, a Lampedusa fu respinto, mentre il piano regolatore generale, già pronto da tempo, viene tenuto incredibilmente chiuso in un cassetto.
Oggi si continua a costruire molto con o senza licenza e con una densità talmente alta da non prevedere ad esempio le necessarie infrastrutture come strade, parcheggi e verde pubblico che rendono gradevole esteticamente e vivibile un centro abitato.
Lo sgretolamento degli storici Sette Palazzi fatti costruire dal governatore borbonico Sanvisente, all'inizio della colonizzazione (1843), sono la metafora di un degrado che caratterizza Lampedusa ben descritto sempre su Repubblica dall'inchiesta di Giampaolo Visetti che, squarciando il velo di una retorica ormai stucchevole che imporrebbe che chi viene a Lampedusa si concentri solo sulle bellezze paesaggistiche ignorando tutto il resto, descrive l'isola come “reduce da un bombardamento” per le strade e i marciapiedi sconnessi, per i muretti che crollano, eccetera.
Così, mentre a Pantelleria si tutela il territorio e si continua la proficua campagna di scavi ricca di sempre nuovi ritrovamenti, mentre Lipari salvata da Italia Nostra dagli scempi edilizi degli anni Settanta e Ottanta si fregia di essere sito Unesco, Lampedusa già in parte compromessa rischia oggi di restare sommersa da una colata di cemento che la deturperà per sempre, defraudando le future generazioni.
Ciò che davvero impensierisce è la volontà manifestata dall'attuale amministrazione, alle prese con un bilancio dissestato per spese dissennate e inutili consulenze, di svendere quel che rimane del territorio come se fosse proprietà privata e non un bene collettivo da tutelare e tramandare.
Va in questa direzione il regalo fatto a una società privata di migliaia di metri quadrati di suolo comunale pregiato in zona Cala Madonna ceduto, quale relitto, per un piatto di lenticchie; così come l'avere autorizzato la costruzione di un intero complesso residenziale a Cala Palme in sostituzione dei capannoni dismessi di quell'industria ittica conserviera che ha rappresentato l'economia portante dell'isola per circa 40 anni. Per non parlare di ciò che a Lampedusa sembra essere diventato uno sport molto praticato come quello di impossessarsi di terreno demaniale con l'escamotage di fittizie usucapioni, compiendo un vero esproprio ai danni della collettività. Il progetto di cementificare la zona quasi intatta di Cala Pisana e di appesantire con nuove cubature la splendida Cala Creta, così come la minaccia che incombe anche su Linosa rimasta finora intatta e fuori dalle speculazioni grazie ai Linosani attente sentinelle del proprio territorio, va inquadrato in questo contesto davvero preoccupante e si spera che venga stoppato grazie all'attenzione dei media e all'intervento di associazioni ambientaliste quali Legambiente che a Lampedusa gestisce la riserva naturale dell'isola dei Conigli.
C'è davvero di che indignarsi e sperare che anche gli abitanti delle isole Pelagie, in uno scatto di orgoglio, si oppongano allo scempio del loro territorio che è pubblicizzato come un sogno ma che può diventare un incubo.
Caterina Busetta, Lampedusa

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono stato recentemente in villeggiatura a Lampedusa: è vero! bellezze naturali mozzafiato, ma il paese è degradato. Tuttavia ho trascorso una vacanza bella, ma che poteva essere ancora più bella se il posto fosse più accogliente e ordinato.
Basterebbe poco a degli amministratori comunali oculati (e non credo che quelli attuali lo siano, visti i risultati) per riqualificare il territorio...

Gigi ha detto...

grazie per l'interessante informazione.
La conoscenza di situazioni problematiche, la conoscenza di rischi e pericoli che ne derivano è importante.
La risposta è - come sempre -legata ad una presa di coscienza ed un cambiamento di mentalità: questo però è raro e difficile.

gigi montalbano - agrigento

Anonimo ha detto...

c'è la "novità" denunciata anche da Beppe Grillo che i comuni incassano gli oneri di urbanizzazione e se li tengono e sono un capitolo di spesa libero, cioè li possono spendere come vogliono!!! praticamente sono tangenti. quindi è solo colpa vostra che avete votato quella gente, magari facendovi regalare un posto statale o una pensione finta. fate schifo e quelli che vi rappresentano pure. quindi non bisogna indignarsi. bisogna fare, ma voi siete solo fatti per essere mantenuti sfruttare il nostro sudore e vivacchiare... fate schifo siete senza faccia